III Stazione

Pinnacolo…Lo sguardo si perde. Tutto sembra possibile, tutto sembra alla nostra portata.

Le tentazioni”

Luca 4, 1-13

1 Gesù, pieno di Spirito Santo, ritornò dal Giordano, e fu condotto dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni, dove era tentato dal diavolo. 2 Durante quei giorni non mangiò nulla; e quando furono trascorsi, ebbe fame. 3 Il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». 4 Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo“».
5 Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un attimo tutti i regni del mondo e gli disse: 6 «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni; perché essa mi è stata data, e la do a chi voglio. 7 Se dunque tu ti prostri ad adorarmi, sarà tutta tua». 8 Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Adora il Signore, il tuo Dio, e a lui solo rendi il tuo culto“».
9 Allora lo portò a Gerusalemme e lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui; 10 perché sta scritto:
Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo,
di proteggerti”
11 e “Essi ti porteranno sulle mani,
perché tu non urti col piede contro una pietra“».
12 Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non tentare il Signore Dio tuo“».
13 Allora il diavolo, dopo aver finito ogni tentazione, si allontanò da lui fino a un momento determinato.

Riflessione

La nostra comunità ha riflettuto sulle tentazioni trasferendole nel vivere quotidiano allo scopo di trovare alcune possibilità di resistenza alle lusinghe delle stesse (tentazioni)

E’un piccolo e stringato contributo, frutto però della riflessione comune e della ricerca concreta, senza ricorrere, in questa occasione, all’uso di eccessi verbali di cui il nostro tempo è sovraccarico. Per cui invitiamo a leggere la stesura completa e a meditare sulle parti non qui riportate sul nostro sito regionale Masci www.mascifvg.it comunità di San Vito.

DIRITTI E DOVERI

E’ più facile andare in piazza per reclamare i propri diritti senza adempiere poi i propri doveri; dovremmo recuperare il senso di appartenenza alla società civile e il senso del bene comune.

VIRTUALE

E’ molto comune nascondersi dietro al mondo virtuale per evitare di mettersi in gioco nella vita reale e soprattutto nelle relazioni personali.

ONNIPOTENZA DELL’UOMO

Oggi l’uomo si sente così onnipotente da assumere dei comportamenti tali da non dover rendere conto di niente a nessuno.

INDIFFERENZA

Dobbiamo provare con forza ed impegno a non volgere lo sguardo dall’altra parte facendo finta di non vedere perché così, forse, vedremmo veramente.

LA STRADA COMODA

Fare scelte di coscienza e non di comodo opportunismo, evitando di prendere le scorciatoie (lavoro nero, mafie, sfruttamento dei deboli)

MENTALITA’ COMMERCIALE

Dare gratuitamente senza aspettarsi qualcosa in cambio. Evitare di dare senza la certezza di avere una contropartita, tant’è che spesso rimaniamo delusi per un “grazie” non ricevuto.

INQUINAMENTO

E’ molto diffusa la convinzione che la soluzione del problema dell’inquinamento del pianeta sia da attribuire solo alle grandi potenze e che il singolo non possa far nulla per contribuire alla salvezza della Terra.

Preghiera di intercessione

Signore non mi sento sicuro, ho paura di cadere. Aiutami a superare la mia tentazione. I pensieri mi assalgono, le incertezze riempiono la mia anima, mi sento solo e debole. So che sono fragile e che nulla posso senza di te, improvvisamente mi assale il dubbio e la ribellione e ciò che faccio mi sembra senza senso. Non lasciarmi vacillare. Stammi vicino perché solo in te è la mia forza. Tu sei mia roccia e mia difesa. Amen

Canto…

 


 

Testo completo della riflessione:

 

Forse voi pensate che il tentatore non sapesse che colui che si aggirava nel deserto a digiunare non fosse un semplice figlio dell’uomo ma era il Figlio di Dio? E allora, quale significato dare a tali parole dove già le tentazioni erano destinate ed essere nulle e vane? Se prima queste parole venivano rappresentate come il più importante dei moniti cadendo nei quali si perdeva l’accesso al paradiso, oggi assumono un altro significato, più profondo e più pregnante perché siamo pienamente consapevoli che il diavolo non ci apparirà mai con le corna e gli zoccoli. Eppure, oggi, le tentazioni esistono come allora, ci circondano in silenzio, ci corteggiano, ci accarezzano, ci promettono un ben – essere che mai l’uomo avrebbe potuto sperare di raggiungere. Purtroppo, noi siamo uomini semplici dove la fragilità e la vulnerabilità sono e saranno sempre le nostre sorelle più affidabili. cosa sarebbe la condizione umana stralciata della fragilità e della sensibilità della debolezza e dell’instabilità, della vulnerabilità e dell’ansia di un Infinito Onnipotente sempre anelato ma mai RAGGIUNTO e che oggi ci pare di possedere? Allora, la fragilità in questo quotidiano anelito appare come il nostro destino che nasce, si svolge e si articola in una stretta correlazione con l’ambiente in cui viviamo e cioè con gli altri diversi da noi.

Se la Religiosità è una ideologia che puoi facilmente e visibilmente vivere, la vera fede ci costringe a un continuo e costante confronto con la profondità della nostra coscienza dalla quale non puoi sfuggire. Respingere, negare capovolgere le tentazioni di una coscienza fragile è un lavoro duro, lungo e costante che richiede non solo una applicazione quotidiana ma uno sguardo della realtà attuale diverso, non comune e né facile e/o superficiale. Oggi più che mai si ha bisogno di una percezione raffinata della realtà, un discernimento giusto e paziente e un’esplorazione di ciò che ci si trova di fronte. Questa percezione della qualità del reale non è il risultato di un semplice vedere, ma di una attenzione ETICAMENTE già orientata a cercare nella realtà delle cose ciò che potrebbe compromettere il nostro senso “dell’esserci”. Del resto nella parabola del “Buon samaritano” non si trovano grandi discorsi: vide, ebbe compassione e si prese cura dell’altro. Nella semplicità di questo pensare e agire esiste una forza etica che non viene prima della coscienza ma piuttosto è la voce della coscienza che sa riconoscere ciò che è irrinunciabile e da lì orienta tutto il suo essere. Questo è un pensiero essenziale, nel senso di un pensiero semplice perché si attiene all’essenza delle cose, all’essenza della qualità del reale. L’unica opzione è la libera obbedienza e/o aderenza alla realtà che ti parla a partire dal modo etico con cui la guardi. Questo è un altro modo di concepire la nostra coscienza o se vogliamo la nostra postura etica nel mondo.

Se partiamo da questo punto, questo “buon esserci”, le parole del vangelo ci costringono a domandarci quali siano le tentazioni odierne, tentazioni diverse dal passato, in quanto diverso è l’uomo che oggi si presenta. Non banalizziamo su tentazioni sessuali sul furto o simili, ma incentriamo il discorso su come l’uomo oggi debba rispondere alle nuove esigenze che si presentano, ognuna delle quali ha al suo fianco una tentazione. Allora, queste parole appaiono come un consiglio più che un monito, un consiglio a rivedere con occhi diversi la nostra quotidianità.

Partiamo dalla RESPONSABILITÀ: parola di ampio respiro ma che si regge su due pilastri, ossia i nostri diritti e i nostri doveri. Oggi più che mai possiamo esercitare il diritto di espletare i nostri doveri: andare in piazza solamente per reclamare diritti ci conduce lentamente a perdere il senso di appartenenza ad una comunità, ad uno stato e alla fine a trasformarci in una semplice “monade”. Questa responsabilità ci consente possibilità di constatare gli effetti delle nostre azioni ed eventualmente di modificarle e correggerle. Non esiste una responsabilità collettiva, ma solo una RESPONSABILITÀ PERSONALE che consiste nel dover rispondere delle azioni e/o omissioni da noi realizzate in base alle nostre decisioni. Nascondersi o immergersi nel mondo virtuale certamente facilita la vita, la rende più fluida e lineare in quanto questa realtà non si intreccia con i concetti di vincolo, di impegno, obbligo, carico o onere, corresponsabilità e complicità. Da quanto detto, deriva che con questo nascondersi ed occultarsi ci priviamo della facoltà della condivisione, della possibilità che le nostre coscienze aprano ponti fra noi e gli altri e fra gli altri e noi. Questo comporta che siamo chiamati a rispondere dei nostri gesti fatti e/o mancanze e a perdere così l’idea dell’ONNIPOTENZA dell’uomo come essere supremo a cui nessuno può imputare nulla. Questa onnipotenza si basa sempre sull’INDIFFERENZA: si guarda altrove, si chiudono gli occhi, si fa finta di non essere presenti per sfuggire viscidamente dalle ansie – tentazioni – responsabilità che quotidianamente incontriamo. E allora, spesso e volentieri ci svincoliamo da quella che è una realtà comunitaria scegliendo corte strade, strade di comodo e di opportunismo. Così si scioglie il lavoro in nero, ci si fa inghiottire dalla sofficità di una mafia finanziaria sempre più presente e pressante o ci si immette nella cosiddetta corrente che “così fan tutti”. Questa logica rifiuta l’etica del dono per incorporarsi con una mentalità tipicamente commerciale ed edonistica, ossia scegliamo i beni strumentali, quelli che ci assicurano una “sicura contropartita e/ contraccambio” o al limite una dovuta gratitudine. L’AGIRE DONATIVO PURO trova il suo senso nel piacere che viene dal sapere che “si deve fare e così si farà”. In questo modo l’atto donativo (donare il nostro tempo) si configura come atto libero e gratuito, svincolato da quel circuito di obbligazioni reciproche tipiche dei nostri giorni. Questo presente che viviamo, ossia questi giorni, sono quelli che noi abbiamo ereditato dai nostri padri e come loro ci comportiamo depredando e sprecando, dissolvendo inutilmente i beni della natura. E allora? Allora è obbligatorio e imperativo cambiare mentalità, cambiare i paradigmi con cui viviamo: avremo noi il coraggio di ritornare ad essere una semplice essenza del Creato così come essenza è il più piccolo granello di sabbia che quotidianamente calpestiamo?