Comunità Agricola di Accoglienza

Centro di riabilitazione psico-socio-pedagogica per tossico-alcool dipendenti

Contrada San Ruffino, 7 – 63857 Amandola (Fm)

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Care amiche, cari amici,

ci ritroviamo anche quest’anno a Natale! Le vite quotidiane sono a volte ripetitive e impostate su abitudini che spesso non ci fanno più bene perché ci conducono a dire: che cambia? Da bambini in occasione del Natale provavamo tante emozioni, da giovani meno, da adulti poche o nulla.

Il tempo ci sfugge e il ritorno ciclico degli eventi ci appare vuoto e complice!

Ah se abitassimo il tempo, invece di bruciarlo, di consumarlo!

Abitare il tempo, questo tempo che ci è concesso, ora per ora.

Abitarlo vuol dire accoglierlo e starci, non scappare, non aver fretta né paura, come un bimbo che con pazienza e spensieratezza raccoglie l’acqua del mare con una conchiglia per costruire il suo castello di sabbia. Se sto nel mio tempo, entro in relazione con me stesso, con i miei lati di gaiezza, di spensieratezza, di bontà e i miei lati vulnerabili, fragili che debbo accogliere con giusta tenerezza ed altrettanta giusta severità: accogliendo correggo, giudicando condanno. Ma perché dovrei condannare il mio io bambino che ritrovo dentro di me? I nostri figli li dobbiamo educare, non condannare; così il nostro io bambino che –pur adulti- reclama d’esser capito, d’esser amato, di non esser abbandonato, di essere e-ducato cioè condotto fuori da una situazione di debolezza, di dipendenza per fare un passo verso il nuovo, il bene, verso la libertà. Qui nasce la compassione che poi potrò riversare sugli altri.

Il mio intimo è la grotta interiore dove dentro c’è la mia parte asinina, animalesca, ma dove ci sono anche mani di madre e ombra amorevole di padre, dove posso prendere tra le braccia l’io-bimbo e stringerlo, riscaldarlo, e poi darlo ai “pastori” o ai “magi”. La grotta interiore è il mio tempio abitato da Dio e questo ce lo assicura Gesù: “…e il Padre tuo che è nel tuo segreto…” (Mt 6,18). Ri-trovare il nostro io bambino è darci la possibilità di ri-nascere, di ri-emergere, di ri-alzarci. Ri-trovare la mia autenticità, la mia freschezza primitiva, la mia vitalità naturale, la mia immagine e somiglianza con Dio. Che forza, che energia, che rinnovamento, che cambiamento ci dà la consapevolezza che Dio è Padre, che non discrimina il buono dal cattivo, il giusto dal malvagio, e grazie all’amorevolezza dei fratelli medica le mie ipocrisie e cattiverie!

L’io bambino va dunque dato ai “pastori”, ai “magi”: non posso tenermelo dentro, morirebbe. Deve essere dato, consegnato, condiviso nel prato fiorito della vita affinché mescoli il proprio profumo e il proprio lezzo ai profumi e lezzi degli altri nella correzione fraterna reciproca. Questa deve essere alimentata dal per-dono per elevarci tutti alla generosità, alla gratuità, a quell’assurdo che costituisce il vero sapore del vivere insieme in un permanente ri-nascere, un continuo inizio che fa nuovo anche ciò che è vecchio. Facciamo Natale se usiamo la sapienza: essa non è inventiva, ma creativa cioè ridà sempre senso nuovo e attuale a cose antiche ed amplia il ventaglio esperienziale, ci apre a ciò che deve ancora nascere.

La ciclicità delle stagioni come quella del Natale, l’essere noi natura nella natura che continuamente evolve, ci dice di non sostare sul già compiuto, ma di guardare all’incompiuto, all’inconcluso, a ciò che può ri-nascere o ri-sorgere perché Natale e Pasqua sono due profumi: quello delicato, fresco del bocciolo e quello fragrante della stessa rosa sbocciata.

Per vivere in pienezza bisogna essere innamorati della vita!

Pochi giorni fa abbiamo accolto in Comunità il 300° ragazzo, un ventenne novarese. Dei 300 alcuni hanno abbandonato il percorso ed anche sono ricaduti nei vecchi comportamenti; molti hanno portato a compimento il loro impegno e ora trasmettono alla società, alla famiglia, ai figli quanto hanno ricevuto anche nel nostro nido di comunione amicale. Siamo certi tuttavia che anche coloro che hanno abbandonato il percorso, abbiano attizzato la fiammella dell’amore che mai è spenta nel cuore dell’uomo e… prima o poi riscalderà!

Grazie ad un contributo della Fondazione Carisap stiamo realizzando il progetto “Epicentro: famiglia/comunità” che ci permette maggior vicinanza alle famiglie terremotate, mentre dallo scioglimento dell’Associazione “Il Girasole” abbiamo ricevuto in dono un Fiat Scudo (8 posti) che ci è particolarmente utile quando facciamo delle uscite comunitarie o per trasportare i bambini al maneggio. Il 10 dicembre abbiamo partecipato a Fermo alla fiaccolata per il 70° della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dichiarazione che stabilisce uguaglianza e dignità di ogni essere umano; abbiamo provato un senso di vergogna venendo a sapere che – a oggi – non uno degli stati firmatari ha riconosciuto ai cittadini i diritti che si era impegnato a promuovere.

Con la vostra vicinanza e sostegno (anche del 5Xmille) siamo riusciti ad onorare i ratei 2018 del mutuo contratto per la costruzione della casa e non ci stanchiamo di rinnovarvi la nostra gratitudine. Anche quest’anno abbiamo ricevuto tanti amici che son venuti a trovarci, a trascorrere qualche giorno con noi, a darci una mano lavorativa. Rinnoviamo ai giovani che ci leggono, l’invito a venire a trovarci e a conoscere il nostro stile di vita all’insegna dell’amicizia.

Vi salutiamo chiedendo a prestito una frase di Ermes Ronchi che racchiude tutto il nostro augurio a voi e ai vostri cari: “Vivere è l’infinita pazienza di ricominciare; il divino è non desistere, è ripartire!”.

Con affetto, vostri

tutte le firme

 

 

 

 

 

Chi desidera sostenere la Comunità, lo può fare con un versamento intestato a:

Associazione “San Cristoforo – Vivere è Vivere Insieme – Onlus”

Contrada San Ruffino, 7 – 63857 Amandola (Fm) – C.F. 92042120441

a mezzo bonifico bancario IT 56 B 05018 02600 000011717089 (Banca Etica)

con conto corrente postale n.79649679