Gesù, l’agnello.. colui che prende sopra di sé il peccato del mondo!

In ogni momento Dio ha una precisa volontà su ciascuno di noi. A me chiede di scrivere nel migliore dei modi queste righe, senza mettermi a fare qualche solitario sul computer. A te, quando leggerai queste righe, ti chiederà di capirle e di tradurle nella tua realtà. In questa volontà di Dio stanno il lavoro e il sonno, l’impegno e lo svago, l’attività fisica e quella mentale, la preghiera e le chiacchiere con gli amici … Tutto sta a cercare di capirla con semplicità e serenità, appunto istante per istante, e viverla.

19/01/14 – II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  A  2014

Dal libro del profeta Isaìa (49,3.5-6)
Il Signore mi ha detto:
«Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria».
Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele
– poiché ero stato onorato dal Signore

e Dio era stato la mia forza –
e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe

e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza

fino all’estremità della terra».
…………

Dal Battesimo di Gesù:  Is 42, 1-4. 6-7

Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Proclamerà il diritto con fermezza; non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra; e per la sua dottrina saranno in attesa le isole.

“Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre.”

…………..

Dal Salmo 39 (40)

Rit: Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato, ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo».

«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1,1-3)

Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!


Alleluia, alleluia.
Il Verbo si fece carne venne ad abitare in mezzo a noi; quanti lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio (Gv 1,14.12). Alleluia.


+ Dal Vangelo secondo Giovanni (1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».

Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

……………..

(commento di don lucio.gridelli@tin.it)

Siamo entrati nel Tempo ordinario. La prima domenica era stata occupata dal Battesimo del Signore a conclusione del ciclo natalizio. Arriveremo fino all’VIII domenica il 2 marzo. Riprenderemo il Tempo ordinario il 6 luglio con la domenica XIV.

Il vangelo guida dell’anno A, voi lo sapete, è Matteo e ricordate forse che questo evangelista adotta la tecnica di riunire gli insegnamenti di Gesù in cinque grandi discorsi.

La seconda lettura in queste domeniche è indipendente dalla prima e dalla terza. Leggeremo in queste domeniche brani della prima lettera di Paolo ai Corinzi.

Questa seconda domenica, però, sembra voler proseguire ancora nella rivelazione della persona di Gesù, nell’“epifania”, e il vangelo è di Giovanni.

Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!

È una frase che noi ripetiamo a memoria durante l’eucarestia con la variante dei peccati al plurale.

Gli studiosi discutono molto sul significato dell’agnello in bocca a Giovanni. Vi esonero dal dibattito.

Per noi è abbastanza spontaneo il richiamo all’agnello pasquale. Quello aveva salvato il popolo in Egitto dalla strage dei primogeniti. Questo avrebbe liberato il nuovo popolo di Dio dalla strage prodotta dal peccato. Tanto più spontaneo questo pensiero post factum, se pensiamo che Gesù muore mentre gli agnelli vengono immolati nel Tempio.

Potremmo vedere anche un richiamo al “quarto carme del Servo di Yahweh”: … era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca (Is 53,7).

Fra parentesi, in aramaico “talja” significa agnello, ragazzo, servo. Quando l’insegnamento si diffonde in greco, tra le varie traduzioni potrebbe esser stato preferito agnello.

Il peccato e i peccati.

Il peccato del mondo è, per usare il linguag­gio di Giovanni, una potenza ostile a Dio; consiste nel “preferire le tenebre alla luce”. I peccati sono le singole colpe che l’uomo, sotto l’influsso del peccato, commette. Indubbiamente Gesù ha meritato con la sua morte il perdo­no di tutti i nostri peccati, purché noi ne siamo sinceramente pentiti, e co­sì elimina i peccati. Ma egli è disposto a fare di più. Il suo dono tende a svellere il peccato, cioè la radice profonda del male che è in noi.

Ancora: colui che toglie, o airwn = il togliente, ptc pres di airw, tollo; qui aufert, amovet, delet.

Di conseguenza si potrebbe dire, e forse la traduzione sarebbe ancora migliore,

colui che prende sopra di sé il peccato del mondo!

Il brano si conclude con la “testimonianza” di Giovanni il Battista, che diventa poi la testimonianza di Giovanni l’evangelista:

«Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

La prima lettura è parte del “secondo carme del Servo di Yahweh”. Tre anni fa mi era venuto in mente di richiamare alla memoria il primo, accostandolo anche graficamente alle letture, e ho lasciato le cose così!

In qualche momento sembra che il Servo sia rappresentato da una comunità. Più spesso prevale l’immagine di un profeta singolo. Solo alla fine si delinea la figura di Gesù.

Penso che la lettura richiami immediatamente alla mente il cantico di Simeone (Lc 2,28-32):

… egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola,

perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli:

luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

La seconda lettura è il saluto inziale della prima lettera di Paolo ai cristiani di Corinto. Questa, altri testi delle letture e la vicinanza con la data dell’anniversario della mia ordinazione presbiterale mi suggeriscono alcuni pensieri sulla vocazione.

Quella di Gesù è la vocazione massima, massima al punto che non so se sia lecito chiamarla vocazione.

La Lettera agli Ebrei (10,5-7) applica a Gesù quello che sta scritto nel Salmo 40:

… non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo».

«Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero; la tua legge è nel mio intimo».

E poi la vocazione di Giovanni: … proprio Colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua … Giovanni è stato inviato per essere il precursore di Gesù.

Direte che questi son fatti straordinari, ma la lettera di Paolo ci riporta alla nostra realtà:

Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio… a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata,…

La chiamata di Paolo, se volete, è ancora unica e straordinaria.

Tutti però abbiamo la chiamata ad essere santi cioè cristiani, figli di Dio, eredi del paradiso!

All’interno di questa chiamata generale ognuno ha la sua chiamata specifica. Paolo ne parla ripetutamente nelle sue lettere, scrivendo alcuni elenchi di vocazioni o, meglio, di carismi, perché il Signore, quando chiama, quando manda, dà anche i mezzi per adempiere alla vocazione. Accanto ai compiti più specifici, però, ci son tante capacità spicciole e personali che solo la singola persona può realizzare … venir incontro alle esigenze del pensionato del piano di sopra o far sorridere il malato della porta di fronte, dar coraggio al compagno di banco o ridare fiducia alla collega di ufficio …

Tutto questo concorre all’edificazione del corpo di Cristo, della comunità cristiana, della chiesa.

Prima di chiudere vorrei farvi riflettere su una piccola cosa, si fa per dire, che ho imparato molti decenni fa in un corso di esercizi spirituali, la vocazione dell’istante presente.

In ogni momento Dio ha una precisa volontà su ciascuno di noi. Adesso a me chiede di scrivere nel migliore dei modi queste righe, senza mettermi a fare qualche solitario sul computer. A te, quando leggerai queste righe, ti chiederà di capirle e di tradurle nella tua realtà. In questa volontà di Dio stanno il lavoro e il sonno, l’impegno e lo svago, l’attività fisica e quella mentale, la preghiera e le chiacchiere con gli amici … Tutto sta a cercare di capirla con semplicità e serenità, appunto istante per istante, e viverla.

Vivere alla presenza di Dio.