Signore, è bello per noi stare qui …, e invece subito dopo devono scendere dal monte. La vita è strada. In certi periodi e in certi stati d’animo questo riempie di entusiasmo. In altri momenti e in altre circostanze si preferirebbe la poltrona.

Ci sono delle occasioni, in preghiera, in chiesa, nella natura, nell’amore, nelle quali il Signore ci offre dei momenti di estasi. Vorremmo che durassero per sempre. Non durano, ma ci ridanno la forza di continuare il cammino. La vita cristiana è quotidianità.

16/03/14 II DOMENICA DI QUARESIMA A 2014

Dal libro della Gènesi (12,1-4)
In quei giorni, il Signore disse ad Abram:
«Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra».
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.

Dal Salmo 32 (33)

Rit: Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (1,8b-10)

Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.

Lode e onore a te, Signore Gesù! Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre: «Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!» (Mc 9,7). Lode e onore a te, Signore Gesù!

+ Dal Vangelo secondo Matteo (17,1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».

All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.

Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

…………..

(commento di don lucio.gridelli@tin.it)

Nel commentare questa seconda domenica si intersecano due filoni.

Uno è il fatto che le prime due domeniche dell’anno A costituiscono la “quaresima di Matteo” che si rivolge soprattutto ai penitenti.

L’altro è che i liturgisti hanno fatto la scelta di proporre come prima lettura nelle cinque domeniche di quaresima dei brani che segnano alcune tappe della storia della salvezza, indipendentemente dalle altre due letture.

Nell’anno A: il peccato di Adamo, la chiamata di Abramo, l’acqua ottenuta da Mosè per il popolo, la scel­ta di Davide come re, la nuova alleanza secondo il profeta Ezechiele.

La prima lettura di domenica scorsa (il peccato di Adamo ed Eva) introduceva la riflessione su una visione sintetica della vita cristiana, anzi della vita in genere.

Perché il male nel mondo, in tutti i suoi aspetti?

Perché l’avete voluto voi, risponde Dio. Perché usate male della libertà che vi ho dato. Perché avete fatto e continuate a fare liberamente scelte sbagliate.

I primi 11 capitoli della Bibbia ci presentano un crescendo di male che culmina nella torre di Babele.

Gli uomini dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Il fatto come tale può sembrare indifferente, ma il contesto lo presenta sotto una luce negativa: l’uomo vuol costruire senza Dio o, anzi, contro Dio!

A questo punto, sembra dirci il libro sacro, Dio decide di intervenire direttamente nella storia umana, nella storia servendosi della storia.

Segue un lungo elenco di patriarchi, finché si giunge ad uno di nome Terach, stabilitosi in Ur dei Caldei, una località nel sud della Mesopotamia. Ur è stata scoperta da un inglese appena 90 anni fa! È stata scavata anche una grande ziggurat, che potrebbe ricordare la struttura della mitica torre. I Caldei poi sono arrivati in quella zona mille anni più tardi!

Terach si presenta come un seminomade.

Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè di suo figlio, e Sarài sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nella terra di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono. Terach morì a Carran.

Per motivi contingenti che non conosciamo ha avuto così inizio la transumanza di un clan di seminomadi lungo la “mezzaluna fertile”. Si parte dal sud della Mesopotamia, Ur, verso il nord, Carran. È una transumanza che si concluderà nel deserto del Negheb.

Da qui la storia assume un carattere esplicitamente religioso.

Ho detto storia … In realtà parte “storia” e parte “epopea”!

Con il capitolo 11 della Genesi si chiude la “preistoria biblica” e col 12 si apre la “storia della salvezza”.

Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò.

Farò di te una grande nazione e ti benedirò,

renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione.

Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò,

e in te si diranno benedette tutte le tribù della terra.

Facciamoci un nome avevano detto gli uomini a Babele. Ora Dio ad Abràm dice: … renderò grande il tuo nome

Adamo aveva voluto rendersi autonomo, legge a se stesso. Gli uomini di Babele vogliono fare una torre la cui cima tocchi il cielo. Non ci si può fare un “nome grande” senza Dio.

La storia di Abramo si concluderà nel capitolo 25 della Genesi e nel corso di questa storia Dio rinnoverà la sua benedizione (22,18): Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce.

Abramo è il prototipo dell’uomo di fede. Lascia la sua terra, la sua parentela, la casa di suo padre. Lascia tutte le sue sicurezze fidandosi solo della parola di Dio e va verso la terra che Io ti indicherò, verso l’ignoto.

Come uomo di fede lo presenta Paolo in Rom 4,1ss e Gal 3,6ss e ne parla la lettera agli Ebrei (11,8ss).

Anche noi siamo figli di Abramo se e in quanto ci fidiamo di Dio. I nostri mitici progenitori non si erano fidati!


E veniamo al vangelo.

Da tempi antichi nella seconda domenica di quaresima si legge la Trasfigurazione.

Può sembrare strano che nella “quaresima dei penitenti” ci sia questa scena di luce. Occorre però ricordare che in Matteo, Marco e Luca questo episodio è preceduto e seguito dal primo e dal secondo annuncio che Gesu fa di quanto prossimamente gli dovrà accadere: passione, morte, ma poi anche resurrezione.

Una delle chiavi di lettura potrebbe essere una specie di vaccinazione per Pietro, Giacomo e Giovanni che da più vicino degli altri avrebbero vissuto il dramma di Gesù.

Ma ora guardiamo la scena.

Il sole, il candore, la luce, la nube, la voce … è la tipica scenografia delle “teofanie”, le manifestazioni straordinarie di Dio. Gesù per un momento lascia trasparire la sua realtà profonda.

È stata un’esperienza puramente interiore oppure i tre apostoli han visto la scena davanti a sé? Non è possibile e non è importante rispondere.

Mosè ed Elia, “la Legge e i Profeti” … tutto ciò che era stato annunciato nella storia di Israele ore converge sulla persona di Gesù. Gesù non è un uomo come tutti gli altri.

Questi è il Figlio mio, l’amato: … Egli è il Messia promesso ed atteso. Più tardi capiranno anche che egli è il Figlio di Dio nel significato teologico della parola.

Ascoltatelo! Questo è il messaggio per i tre e per tutti noi.

Mi piace sottolineare l’atteggiamento dei tre: Signore, è bello per noi stare qui …, e invece subito dopo devono scendere dal monte.

La vita è strada. In certi periodi e in certi stati d’animo questo riempie di entusiasmo. In altri momenti e in altre circostanze si preferirebbe la poltrona.

Ci sono delle occasioni, in preghiera, in chiesa, nella natura, nell’amore, nelle quali il Signore ci offre dei momenti di estasi. Vorremmo che durassero per sempre. Non durano, ma ci ridanno la forza di continuare il cammino. La vita cristiana è quotidianità.

Un’ultima considerazione propriamente quaresimale.

Avevo scritto domenica scorsa che Gesù uomo, Gesù risorto, è il prototipo di una umanità redenta.

Gesù trasfigurato rende quasi visibile questa nostra nuova realtà di figli di Dio, che all’occhio umano non è normalmente verificabile.

Viviamo allora la nostra quaresima come un cammino verso una nostra “trasfigurazione” sempre più pienamente verificabile!

Quello che i libri dell’AT presentano con una veste storica, Paolo lo inquadra in una visione teologica:

Egli (Dio) infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù.

Paolo afferma ripetutamente che la chiamata a diventare “figli di Dio” fa parte del progetto eterno di Dio ed è un dono gratuito, indipendente dalle nostre azioni:

questa grazia ci è stata data … fin dall’eternità

ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù.

………………

Prefazio: La trasfigurazione annunzio della beata passione.

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza,

rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo,

Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.

Egli, dopo aver dato ai discepoli l’annunzio della sua morte,

sul santo monte manifestò la sua gloria e chiamando a testimoni la legge e i profeti

indicò agli apostoli che solo attraverso la passione possiamo giungere al trionfo della risurrezione.

E noi, uniti agli angeli del cielo, acclamiamo senza fine la tua santità,

cantando l’inno di lode: Santo, Santo, Santo il Signore…