“chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Credi tu questo? Allora lo diceva a Marta. Oggi lo dice a me, a te, a tutti noi.

6/04/14 V DOMENICA DI QUARESIMA A 2014

Dal libro del profeta Ezechièle (37,12-14)

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele.

Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.

Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.

Salmo 129 (130

Rit: Il Signore è bontà e misericordia.

Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica.

Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono: così avremo il tuo timore.

Io spero, Signore. Spera l’anima mia, attendo la sua parola.
L’anima mia è rivolta al Signore più che le sentinelle all’aurora.

Più che le sentinelle l’aurora, Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,8-11)

Testo/traduzione ufficiale

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.

Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.

Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

(testo – TILC traduzione it.lingua corrente)

Fratelli, [6 Seguire l’egoismo conduce alla morte, seguire lo Spirito conduce alla vita e alla pace. 7 perché quelli che seguono le inclinazioni dell’egoismo sono nemici di Dio, non si sottomettono alla legge di Dio: non ne sono capaci.] 8 Essi non possono piacere a Dio, perché vivono secondo il proprio egoismo.

9 Voi, però, non vivete così: vi lasciate guidare dallo Spirito, perché lo Spirito di Dio abita in voi. Ma se qualcuno non ha lo Spirito donato da Cristo, non gli appartiene.

10 Se invece Cristo agisce in voi, voi morite, sì, a causa del peccato, ma Dio vi accoglie e il suo Spirito vi dà vita. 11 Se lo Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, lo stesso Dio che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche a voi, sebbene dobbiate ancora morire, mediante il suo Spirito che abita in voi.

 

Lode e onore a te, Signore Gesù! Io sono la risurrezione e la vita, dice il Signore, chi crede in me non morirà in eterno (Gv 11,25.26)

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (11,1-45).

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».

Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare».

Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

……………………

(commento di don lucio.gridelli@tin.it)


Siamo alla terza e ultima tappa della preparazione finale dei catecumeni al battesimo e della preparazione per noi a rivivere in prima persona la passione e la resurrezione di Gesù.

L’acqua, lo Spirito; la vista, la luce, la fede; ora la vita, più forte della morte!

Nella quinta domenica di quaresima la prima lettura ci fa sentire la voce dei profeti che annunziano la “nuova alleanza”. I più espliciti annunciatori sono Geremia (31,31) e, appunto, Ezechiele.

Probabilmente i liturgisti han scelto questo brano perché parla di resurrezione, ma è una metafora: riacquisterete la libertà dopo l’esilio. Pure, la frase Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete … ci fa pensare a qualcosa che va al di là della contingenza storica.

Permettetemi però alcuni spunti su Ezechiele.

Ezechiele è tra i deportati da Gerusalemme del 597, la prima deportazione.

Il terzo grande profeta scrittore vive nel periodo più tormentato del passaggio tra l’antico e il nuovo Israele.

I rimasti in Gerusalemme conducono nel decennio 597-587 un’esistenza turbolenta ed empia fino alla catastrofe.

Sia in Palestina che nella deportazione erano molto radicate false idee religiose:

– la presenza e l’azione del Signore sono territoriali, quindi limitate alla Palestina

– la religione è ridotta a contratto: il popolo immola le vittime e Dio garantisce la protezione.

Contro queste idee lotta Ezechiele. (SPADAFORA-MARIETTI 1)

Le profezie messianiche di Ezechiele (capp. 33-37) hanno una caratteristica, e cioè che la restaurazione non viene come conseguenza del pentimento.

La catena presentata nel libro dei Giudici, “peccato — punizione — pentimento — redenzione”, viene modificata così: “peccato — punizione – redenzione — pentimento”.

Jahveh redime il suo popolo non perché esso è pentito, ma per “il suo santo nome” che lo indusse ad entrare in alleanza con lui e che ora lo indurrà a restaurarlo. Il suo popolo “lo conoscerà”, si vergognerà della sua passata insensibilità e si rivolgerà a lui. (GCB 446 ss)

Sentiremo la realizzazione della nuova alleanza nel vangelo della domenica delle palme:

Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, …». (Mt 26,27). Nel passo parallelo di Luca 22 si parla espressamente della nuova alleanza.

Il brano del vangelo si articola in due lunghi dialoghi con i discepoli (1-16) e con le sorelle (17-37). Poi al miracolo sono dedicati i versetti 38-45. Voi però leggete il capitolo 11 fino alla fine. È molto istruttivo.

Vi faccio notare alcuni temi sui quali Gesù ritorna.

Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. (9,3)

Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato. (11,4)

Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. (9,4)

Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui. (11,9-10)

Osservate la delicatezza e insieme la fiducia di Marta e Maria. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

Di solito noi ricordiamo Tommaso solo per la sua poca fede. Notiamo però anche questo episodio. Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». La frase ci fa intuire il clima di depressione che regnava fra i dodici ed è il coraggio di Tommaso che lo fa superare.

Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. (11,6)

Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. (11,17)

Nella credenza popolare giudaica l’anima, che fino al terzo giorno volteggiava sul corpo, poi lo abbandonava definitivamente. (WIKENHAUSER 292)

Il cuore dell’episodio è il breve dialogo di Gesù con Marta. Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Credi tu questo? Allora lo diceva a Marta. Oggi lo dice a me, a te, a tutti noi.

È una di quelle poche cose nelle quali sinceramente mi sento di dire con sicurezza: Credo.

E tu?

Gesù, vero Dio; ma i momenti di profonda commozione lo presentano anche come vero uomo.

Concludiamo rileggendo la preghiera di Gesù: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato».

Nella struttura del quarto vangelo la risurrezione di Lazzaro è il “settimo segno”: Gesù è più forte anche della morte. Poi (20,20) Giovanni aggiunge che Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro.

Il capitolo 8 dei Romani ha come tema: La vita cristiana è vissuta nello spirito ed è destinata alla gloria. Nei vv 1-13 si descrive il fatto che la vita cristiana è corroborata dallo Spirito.

“Spirito di Dio” in 9 e 11, “Spirito dì Cristo” in 9, “Cristo” in 10: Paolo alterna queste espressioni nello sforzo di chiarire sempre maggiormente la multiforme realtà dell’esperienza cristiana della parteci­pazione alla vita divina.

Spirito di Dio perché procede dal Padre.

Spirito di Cristo, Dio-uomo, perché gli appartiene, in quanto procede dal Padre e dal Figlio come da unico principio.

Chi possiede in sé lo Spirito Santo, possiede pure Gesù Cristo, poiché le persone della Trinità non si possono separare 1’una dall’altra.

Paolo, in conclusione, riafferma questa verità di fede:

Se lo Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, lo stesso Dio che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche a voi, sebbene dobbiate ancora morire, mediante il suo Spirito che abita in voi.