Se abbiamo vissuto natale come ricordo del momento in cui Dio in Gesù ha “posto la sua tenda” in mezzo a noi diventando nomade fra i nomadi, potremo ora vivere il 2014 come un cammino insieme con Lui.

Se impareremo a vederlo come compagno di strada, ci sentiremo sempre meno soli.

Per gli scouts è un lungo capo mobile. Sappiamo dove e quando inizia. Sappiamo dove deve arrivare, ma non sappiamo quanto tempo occorrerà.

Buona strada.

                                    Lucio

05/01/2014 II Domenica dopo Natale 2013-14

Dal libro del Siracide (24,1-4.12-16).
La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca,

dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria,
in mezzo al suo popolo viene esaltata,

nella santa assemblea viene ammirata,
nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta, mentre dice:
«Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse:

“Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti” .
Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l’eternità non verrò meno.
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion.
Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore è la mia eredità,

nell’assemblea dei santi ho preso dimora».

Dal Salmo 147

Rit: Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (1,3-6.15-18).
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.

Perciò anch’io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.


Alleluia, alleluia. Gloria a te, o Cristo, annunziato a tutte le genti;

gloria a te, o Cristo, creduto nel mondo. (1 Tim 3,16)

Dal vangelo secondo Giovanni 1, 1-18


In principio era il Verbo,                          LogoV > Verbum > Parola

   e il Verbo era presso Dio                     kai o logoV hn proV ton qeon

e il Verbo era Dio.         kai qeoV hn o logoV

Egli era, in principio, presso Dio:

tutto è stato fatto per mezzo di lui

e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita

e la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre

e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Era nel mondo

e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;

eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

Venne fra i suoi,

e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto

ha dato potere di diventare figli di Dio:

a quelli che credono nel suo nome,

i quali, non da sangue

né da volere di carne

né da volere di uomo,

ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne

e venne ad abitare (eskhnwsen = pose la tenda) in mezzo a noi;

e noi abbiamo contemplato la sua gloria,

gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,

pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

………………………

(commento di don lucio.gridelli@gmail.com )

La seconda domenica dopo Natale, come il Natale stesso, ha le medesime letture in tutti e tre i cicli. Talvolta cade nell’anno solare stesso del Natale, talaltra nell’anno successivo, ed è il caso nostro. Di conseguenza l’indicazione dell’anno è ambigua.

Le letture del Natale raccontano molto sinteticamente i fatti e contemporaneamente ne evidenziano il significato.

In questa domenica i fatti son dati per scontati e la seconda lettura ed il vangelo rappresentano una profonda riflessione teologica su quanto è accaduto.

La prima lettura e il salmo evidenziano l’attenzione e l’amore che Dio ha per il suo popolo, ma appartengono all’antica alleanza e più di tanto non possono dire. Qualche scrittore cristiano antico ha voluto vedere nella sapienza la seconda persona divina. Ma non è così. La sapienza, personificata, chiama Dio colui che mi ha creata. Prima di Cristo parlare di persone divine sarebbe stato politeismo.

Della seconda lettura abbiamo parlato in occasione della festa dell’Immacolata. Il vangelo parecchi di voi lo avranno sentito nella “messa del giorno” di Natale. Quindi nel commentarle delle ripetizioni saranno inevitabili.

Commentando la seconda lettura dell’8 dicembre 2013 avevo scritto:

Benedetto Dio, … il testo, quasi un inno, si presenta in forma di preghiera di gratitudine, di lode di adorazione.

Benedetto Dio … perché ci ha scelti … per essere santi e immacolati … figli adottivi … eredi … lode della sua gloria. Questo è il progetto eterno di Dio sull’uomo.

Immacolata … lei da sempre. Per dono di Dio è stata im-macolata, senza macchia, fin dal concepimento nel ventre di Anna. Il Signore per assumere la natura umana ha predisposto un luogo assolutamente puro. Noi però siamo pure destinati a diventare immacolati, con la grazia di Dio, con fatica, con pazienza.

Maria, capite, è il prototipo dell’uomo nel progetto di Dio.

Oggi vorrei mettere in evidenza il fatto che questo progetto si realizza per mezzo di Gesù.

Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, ci ha benedetti in Cristo.

In lui ci ha scelti

predestinandoci a essere per lui (Dio Padre) figli adottivi mediante Gesù Cristo

a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.

Le preposizioni in e mediante dicono quel che possono dire, ma sono del tutto insufficienti a descrivere realtà soprannaturali. Gesù, il Figlio, è lo strumento mediante il quale il Padre va realizzando il progetto eterno sull’umanità. Noi, inseriti in Cristo mediante la fede, entriamo a far parte della famiglia di Dio. Certo che anche la parola strumento è limitativa. Lo strumento, anche se intelligente, è qualcosa di meno di chi lo usa. E allora leggiamo il vangelo.

Il brano evangelico è il prologo di Giovanni.

I commentatori lo vedono come un inno in versi. Io seguo la disposizione di BROWN che lo vede composto da alcune strofe tra le quali sono stati inseriti due brani in prosa, affermazioni teologiche alternate a intermezzi “storici”. Ho scritto il testo in una forma grafica che evidenzia tale struttura.

[ Lo sapevate che nel vecchio rito della messa lo si leggeva, naturalmente in latino e con le spalle rivolte al popolo, a tutte le celebrazioni? Dopo l’“Ite missa est” e dopo (!) la benedizione, il celebrante si spostava al lato sinistro dell’altare e lo leggeva, di solito da una tabella opportunamente sistemata! ]

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.         

Giovanni non affronta “il primo mistero principale della fede”, Unità e Trinità di Dio. Gli interessa affermare la divinità di Cristo. Il Verbo, la Parola, l’unica parola che esprime pienamente il pensiero del Padre è distinta dal Padre, ma qeoV hn o logoV. Theòs senza articolo è predicato nominale: il Verbo era Dio. Poche frasi del Nuovo Testamento affermano così esplicitamente la divinità di Cristo.

La TILC traduce così:

Al principio c’era colui che è “la Parola” e la Parola era con Dio e la Parola era Dio.

Quello però che a Giovanni sta a cuore affermare è che

Il Verbo si fece carne, cioè la seconda Persona della divina Trinità ha assunto una natura umana.

Incredibile? Certo, è “il secondo mistero principale della fede”, l’Incarnazione. Solo col dono della fede è accettabile.

Ho evidenziato nel testo le parole luce e vita.

Nei tre vangeli sinottici la sintesi del messaggio di Gesù è il Regno di Dio. In Giovanni questa sintesi è la vita, senza aggettivi.

Una chiave di lettura dei primi 12 capitoli del vangelo è rappresentato da questi due filoni. Quello della vita culmina nella risurrezione di Lazzaro (cap 11) e quello della luce nell’affermazione di Gesù (12,46): Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.

Fin dal primo capitolo si presenta la lotta fra luce e tenebre.

Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

Da una nuova nascita, generati da Dio, una nuova vita, la vita di figli di Dio.

Nella prima lettera di Giovanni si legge (3,1-2): Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.

Da ultimo Gesù si presenta come il Rivelatore del Padre: Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Concludiamo inquadrando queste riflessioni nel tempo natalizio.

Natale ricorda il momento in cui il Verbo, la Parola, Gesù, eskénosen, pose la tenda, in mezzo a noi.

Nomade fra i nomadi. Per trenta o quarant’anni ha calpestato le strade della Palestina. Ora Egli è in cammino con noi in mezzo a tutti noi, ogni giorno, nei momenti belli e brutti, verso la patria dove egli, come uomo, è già arrivato il giorno delle risurrezione.

Se impareremo a vederlo come compagno di strada, ci sentiremo sempre meno soli.

Buona strada e felice 2014.