La presentazione di Gesù al Tempio è più un momento doloroso che gaudioso. Maria «presenta» a Dio il figlio Gesù, glielo «offre». Ora, ogni offerta è una rinuncia

Presentazione del Signore 2014

Dal libro del profeta Malachia (3,1-4)

Così dice il Signore Dio:

«Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.

Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai.

Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia.

Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani».

Dal Salmo 23 (24)

Rit.: Vieni, Signore, nel tuo tempio santo

Alzate, o porte, la vostra fronte,

alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria.

Chi è questo re della gloria?

Il Signore forte e valoroso, il Signore valoroso in battaglia.

Alzate, o porte, la vostra fronte,

alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria.

Chi è mai questo re della gloria?

Il Signore degli eserciti è il re della gloria.

Dalla lettera agli Ebrei (2,14-18)

Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.

Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.

Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

Alleluia, alleluia. I miei occhi han visto la tua salvezza: luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo, Israele (Lc 2,30.32). Alleluia.

Dal vangelo secondo Luca (2,22-40)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.

Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola,

perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli:

luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

………………

(commento di don lucio.gridelli@tin.it)

Le prime domeniche del tempo ordinario, dalla III alla IX, sarebbero dovute esser occupate dal primo dei cinque grandi discorsi nei quali Matteo riunisce gli insegnamenti di Gesù, il “discorso del monte”, ma il 9 marzo saremo già in quaresima e questa domenica celebriamo la Presentazione di Gesù al Tempio. Perdiamo così “le beatitudini”. In appendice (foglio 4) trascriverò alcuni suggerimenti di riflessione in merito.

Ho scoperto che, da quando ho cominciato ad usare il computer per commentare le liturgie domenicali, non si era mai presentata la festa del 2 febbraio, per cui non ho niente da riciclare … !

Il vangelo per due volte scrive:

… come è scritto nella legge del Signore: …come prescrive la legge del Signore

Se volete andare all’originale, leggete Esodo 13,11-16 e Levitico 12,1-8. L’offerta del primogenito può avere ancora un qualche significato cristiano, mentre la purificazione della donna va cancellata del tutto. Di fatto non la si nomina più nella denominazione della festa e neppure nella recita del rosario.

Si celebra questa festa a 40 giorni dalla nascita di Gesù, ma la storia della festa è molto complicata. Arrivò in occidente nei secoli VI e VII. A Roma, la Presentazione fu unita a una cerimonia penitenziale che si celebrava in contrapposizione ai riti pagani delle «lustrazioni». Poco alla volta la festa si appropriò della processione di penitenza che divenne una specie di imitazione della presentazione di Cristo al Tempio.

Poi è arrivata nel secolo X in Francia una solenne benedizione delle candele che si usavano in questa processione … la Candelora.

Oggi l’unico significato che le candele possono avere è il collegamento con il fatto che Gesù è luce per rivelarti alle genti.

Malachia è uno dei profeti più recenti, 450 a. c. circa.

Io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, …

I cristiani han visto nel messaggero Giovanni e nell’angelo dell’alleanza Gesù.

Seguono delle frasi dure, perché il breve libretto è un rimprovero per le colpe cultuali dei sacerdoti, i figli di Levi, e lo scandalo dei matrimoni misti e dei divorzi.

Il vangelo mi sembra proprio parli da sé. Mi limito a sottolineare alcune frasi.

Le parole di Simeone completano e concludono l’“epifania”, la manifestazione di Gesù.

Gesù è … la tua salvezza, [o Signore] preparata da te davanti a tutti i popoli:

luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele.

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui … come dopo l’episodio dei pastori a Betlemme, stupore, riflessione, meditazione.

Al centro della scena c’è la figura di questo vecchio che ben possiamo chiamare profeta, “portavoce” di Dio, che dice altre cose belle, importanti e terribili.

Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione affinché siano svelati i pensieri di molti cuori.

Gesù è

  • salvezza, liberazione dal peccato

  • luce per rivelarci il Padre e la strada che conduce a lui

  • segno di contraddizione, “segno d’inestinguibil odio e d’indomato amore”, se sono corrette le mie reminiscenze liceali; di fronte a Gesù prima o poi bisogna prender posizione.

… e anche a te, Maria, una spada trafiggerà l’anima … Poco per volta Maria, che meditava tutte queste cose, capirà il destino di suo figlio e suo, destino di grande sofferenza, ma poi anche di gloria eterna.

La presentazione di Gesù al Tempio è più un momento doloroso che gaudioso. Maria «presenta» a Dio il figlio Gesù, glielo «offre». Ora, ogni offerta è una rinuncia. Comincia il mistero della sofferenza di Maria, che raggiungerà il culmine ai piedi della croce.

La profetessa Anna, sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Completa la scena e ci invita a lodare Dio.

La lettera agli Ebrei, voi lo sapete, è tutta un parallelismo fra i riti antichi e la realtà nuova. In questo brano forse la cosa non è tanto evidente.

Proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova. Anche se non avesse sofferto personalmente sarebbe stato in grado di venirci in aiuto nella prova, ma così lo possiamo sentire anche psicologicamente più vicino.

Si dice che le tante nostre paure dipendono dalla paura ultima e inevitabile, quella della morte.

Gesù con la sua morte ha liberato noi dalla paura della morte che è diventata solo un difficile passaggio. Ha liberato così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.

* * *

Prefazio – Cristo luce delle genti.

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza,

rendere grazie sempre e in ogni luogo

a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.

II tuo unico Figlio, generato nei secoli eterni, presentato oggi al tempio,

è proclamato dallo Spirito Santo gloria d’Israele e luce del popoli.

E noi esultanti andiamo incontro al Salvatore

e con l’assemblea degli angeli e dei santi cantiamo senza fine l’inno della tua lode:

Santo, Santo, Santo…

* * *

Spunti di riflessione sulle Beatitudini (Mt cap. 5) di Raniero Cantalamessa.

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli». Io sono povero di spirito, povero dentro, abbandonato in tutto a Dio? Sono libero e distaccato dai beni terreni? Cosa rappresenta il denaro per me? Cerco di condurre uno stile di vita sobrio e semplice, come si addice a chi vuole testimoniare il Vangelo? Prendo a cuore il problema della spaventosa povertà non scelta ma imposta a tanti milioni di miei fratelli?

«Beati gli afflitti, perché saranno consolati». Io considero l’afflizione una disgrazia e un castigo, come fa la gente del mondo, o una opportunità di rassomigliare a Cristo? Quali sono i motivi delle mie tristezze: gli stessi di Dio o quelli del mondo? Cerco di consolare gli altri, o solo di essere consolato io? So custodire come un segreto tra me e Dio qualche contrarietà, senza parlarne a destra e a sinistra?

«Beati i miti, perché erediteranno la terra». Io sono mite? C’è una violenza delle azioni, ma anche una violenza delle parole e dei pensieri. Domino l’ira fuori e dentro di me? Sono gentile e affabile con chi mi sta vicino?

«Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati». Io ho fame e sete di santità? Tendo alla santità, o mi sono da tempo rassegnato alla mediocrità e alla tiepidezza? La fame materiale di milioni di persone mette in crisi la mia continua ricerca di comodità, il mio stile di vita borghese? Mi rendo conto di quanto io e il mondo in cui vivo ci troviamo di fatto nella situazione del ricco epulone?

«Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia». Io sono misericordioso? Davanti allo sbaglio di un fratello, di un collaboratore, reagisco con il giudizio o con la misericordia? Gesù sentiva compassione per le folle: e io? Sono stato anch’io qualche volta il servo perdonato che non sa perdonare? Quante volte ho chiesto e ricevuto alla leggera la misericordia di Dio per i miei peccati, senza rendermi conto a quale prezzo Cristo me l’ha procurata?

«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio». lo sono puro di cuore? Puro nelle intenzioni. Dico: sì, sì, no, no, come Gesù? C’è una purezza del cuore, una purezza delle labbra, una purezza degli occhi, una purezza del corpo… Cerco di coltivare tutte queste purezze così necessarie specialmente alle anime consacrate? L’opposto più diretto della purezza di cuore è l’ipocrisia. lo, a chi mi sforzo di piacere nelle mie azioni: a Dio o agli uomini?

«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio». Io sono un operatore di pace? Metto pace tra le parti? Come mi comporto nei conflitti di opinioni, di interessi? Mi sforzo di riferire sempre e solo il bene, le parole positive lasciando cadere nel vuoto il male, il pettegolezzo, quello che può seminare discordia? C’è la pace di Dio nel mio cuore, e se no perché?

«Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli». Sono pronto a soffrire qualcosa in silenzio per il Vangelo? Come reagisco davanti a qualche torto o sgarbo che ricevo? Partecipo intimamente alle sofferenze dei tanti fratelli che soffrono davvero per la fede, o per la giustizia sociale e la libertà?