Spiritualità

Buona strada verso il cielo Liliana

… E allora non ci sarà più pianto né lutto,

e tutte le lacrime saranno asciugate sul volto degli uomini.

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Da Maurizio Donadelli gli auguri della Comunità delle Marche

Comunità Agricola di Accoglienza

Centro di riabilitazione psico-socio-pedagogica per tossico-alcool dipendenti

Contrada San Ruffino, 7 – 63857 Amandola (Fm)

email amicicomunita@gmail.com tel 329 1384923

www.facebook.com/comunitadisancristoforo

Care amiche, cari amici,

ci ritroviamo anche quest’anno a Natale! Le vite quotidiane sono a volte ripetitive e impostate su abitudini che spesso non ci fanno più bene perché ci conducono a dire: che cambia? Da bambini in occasione del Natale provavamo tante emozioni, da giovani meno, da adulti poche o nulla.

Il tempo ci sfugge e il ritorno ciclico degli eventi ci appare vuoto e complice!

Ah se abitassimo il tempo, invece di bruciarlo, di consumarlo!

Abitare il tempo, questo tempo che ci è concesso, ora per ora.

Abitarlo vuol dire accoglierlo e starci, non scappare, non aver fretta né paura, come un bimbo che con pazienza e spensieratezza raccoglie l’acqua del mare con una conchiglia per costruire il suo castello di sabbia. Se sto nel mio tempo, entro in relazione con me stesso, con i miei lati di gaiezza, di spensieratezza, di bontà e i miei lati vulnerabili, fragili che debbo accogliere con giusta tenerezza ed altrettanta giusta severità: accogliendo correggo, giudicando condanno. Ma perché dovrei condannare il mio io bambino che ritrovo dentro di me? I nostri figli li dobbiamo educare, non condannare; così il nostro io bambino che –pur adulti- reclama d’esser capito, d’esser amato, di non esser abbandonato, di essere e-ducato cioè condotto fuori da una situazione di debolezza, di dipendenza per fare un passo verso il nuovo, il bene, verso la libertà. Qui nasce la compassione che poi potrò riversare sugli altri.

Il mio intimo è la grotta interiore dove dentro c’è la mia parte asinina, animalesca, ma dove ci sono anche mani di madre e ombra amorevole di padre, dove posso prendere tra le braccia l’io-bimbo e stringerlo, riscaldarlo, e poi darlo ai “pastori” o ai “magi”. La grotta interiore è il mio tempio abitato da Dio e questo ce lo assicura Gesù: “…e il Padre tuo che è nel tuo segreto…” (Mt 6,18). Ri-trovare il nostro io bambino è darci la possibilità di ri-nascere, di ri-emergere, di ri-alzarci. Ri-trovare la mia autenticità, la mia freschezza primitiva, la mia vitalità naturale, la mia immagine e somiglianza con Dio. Che forza, che energia, che rinnovamento, che cambiamento ci dà la consapevolezza che Dio è Padre, che non discrimina il buono dal cattivo, il giusto dal malvagio, e grazie all’amorevolezza dei fratelli medica le mie ipocrisie e cattiverie!

L’io bambino va dunque dato ai “pastori”, ai “magi”: non posso tenermelo dentro, morirebbe. Deve essere dato, consegnato, condiviso nel prato fiorito della vita affinché mescoli il proprio profumo e il proprio lezzo ai profumi e lezzi degli altri nella correzione fraterna reciproca. Questa deve essere alimentata dal per-dono per elevarci tutti alla generosità, alla gratuità, a quell’assurdo che costituisce il vero sapore del vivere insieme in un permanente ri-nascere, un continuo inizio che fa nuovo anche ciò che è vecchio. Facciamo Natale se usiamo la sapienza: essa non è inventiva, ma creativa cioè ridà sempre senso nuovo e attuale a cose antiche ed amplia il ventaglio esperienziale, ci apre a ciò che deve ancora nascere.

La ciclicità delle stagioni come quella del Natale, l’essere noi natura nella natura che continuamente evolve, ci dice di non sostare sul già compiuto, ma di guardare all’incompiuto, all’inconcluso, a ciò che può ri-nascere o ri-sorgere perché Natale e Pasqua sono due profumi: quello delicato, fresco del bocciolo e quello fragrante della stessa rosa sbocciata.

Per vivere in pienezza bisogna essere innamorati della vita!

Pochi giorni fa abbiamo accolto in Comunità il 300° ragazzo, un ventenne novarese. Dei 300 alcuni hanno abbandonato il percorso ed anche sono ricaduti nei vecchi comportamenti; molti hanno portato a compimento il loro impegno e ora trasmettono alla società, alla famiglia, ai figli quanto hanno ricevuto anche nel nostro nido di comunione amicale. Siamo certi tuttavia che anche coloro che hanno abbandonato il percorso, abbiano attizzato la fiammella dell’amore che mai è spenta nel cuore dell’uomo e… prima o poi riscalderà!

Grazie ad un contributo della Fondazione Carisap stiamo realizzando il progetto “Epicentro: famiglia/comunità” che ci permette maggior vicinanza alle famiglie terremotate, mentre dallo scioglimento dell’Associazione “Il Girasole” abbiamo ricevuto in dono un Fiat Scudo (8 posti) che ci è particolarmente utile quando facciamo delle uscite comunitarie o per trasportare i bambini al maneggio. Il 10 dicembre abbiamo partecipato a Fermo alla fiaccolata per il 70° della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dichiarazione che stabilisce uguaglianza e dignità di ogni essere umano; abbiamo provato un senso di vergogna venendo a sapere che – a oggi – non uno degli stati firmatari ha riconosciuto ai cittadini i diritti che si era impegnato a promuovere.

Con la vostra vicinanza e sostegno (anche del 5Xmille) siamo riusciti ad onorare i ratei 2018 del mutuo contratto per la costruzione della casa e non ci stanchiamo di rinnovarvi la nostra gratitudine. Anche quest’anno abbiamo ricevuto tanti amici che son venuti a trovarci, a trascorrere qualche giorno con noi, a darci una mano lavorativa. Rinnoviamo ai giovani che ci leggono, l’invito a venire a trovarci e a conoscere il nostro stile di vita all’insegna dell’amicizia.

Vi salutiamo chiedendo a prestito una frase di Ermes Ronchi che racchiude tutto il nostro augurio a voi e ai vostri cari: “Vivere è l’infinita pazienza di ricominciare; il divino è non desistere, è ripartire!”.

Con affetto, vostri

tutte le firme

 

 

 

 

 

Chi desidera sostenere la Comunità, lo può fare con un versamento intestato a:

Associazione “San Cristoforo – Vivere è Vivere Insieme – Onlus”

Contrada San Ruffino, 7 – 63857 Amandola (Fm) – C.F. 92042120441

a mezzo bonifico bancario IT 56 B 05018 02600 000011717089 (Banca Etica)

con conto corrente postale n.79649679

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15.04.2018 – III DOMENICA DI PASQUA

15.04.2018 – III DOMENICA DI PASQUA  (B  2018)

Da questo sappiamo di aver conosciuto Gesù: se osserviamo i suoi comandamenti.  Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità.  Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.

Dagli Atti degli Apostoli (3,13-15.17-19)

In quei giorni, Pietro disse al popolo: «Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni.

Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati».

 [ Dal Salmo 4 ]

Rit: Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

Quando t’invoco, rispondimi, Dio della mia giustizia!
Nell’angoscia mi hai dato sollievo; pietà di me, ascolta la mia preghiera.

Sappiatelo: il Signore fa prodigi per il suo fedele;
il Signore mi ascolta quando lo invoco.

Molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene,
se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?».

In pace mi corico e subito mi addormento,
perché tu solo, Signore, fiducioso mi fai riposare.

 

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (2,1-5)

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.

Alleluia, alleluia. Signore Gesù, facci comprendere le Scritture; arde il nostro cuore mentre ci parli. (Lc 24,32) Alleluia.

 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,35-48)

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Emmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come lo avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

…………………

(commento di don Lucio Gridelli)

 Solo in questa terza domenica il vangelo è preso non da Giovanni, ma da Luca capitolo 24.

È un capitolo molto particolare. Leggetelo!

La “domenica”, la mattina presto le donne vanno al sepolcro e lo trovano vuoto. Nel pomeriggio Gesù si accosta ai due discepoli in cammino verso Emmaus. Questo l’avevamo letto nell’Anno A. La sera Gesù appare nel cenacolo ed è quello che abbiamo letto oggi. Poi promette il dono dello Spirito, esce verso Betania e ascende al cielo. Sembra che tutto accada in ventiquattr’ore!

Non dimentichiamo che il vangelo non è la vita di Gesù, ma il messaggio di Gesù. Luca sa benissimo che Gesù si fa vedere in terra ancora per quaranta giorni, lo racconta infatti negli Atti, ma qui ha un fine didattico. Forse vuol farci capire che la realizzazione della salvezza avviene tutta in un attimo. Quando Gesù risorge, non è più una persona di questa terra. Immediatamente sale al cielo e dona lo Spirito. Poi appare ancora per convincere gli apostoli della realtà di quanto è accaduto e per affidare loro la loro missione.

Il vangelo odierno racconta la prima apparizione di Gesù nel cenacolo la sera della “prima domenica”.

Lo avevamo già sentito da Giovanni domenica scorsa.

I due racconti hanno in comune il saluto pasquale del Signore: «Pace a voi!».

In più il testo odierno si conclude con un compito: «Di questo voi siete testimoni».

Questa parola la abbiamo già incontrata nella prima lettura, che però riferisce un fatto successivo al racconto evangelico.

Per illustrarvi il significato della parola pace – shalòm – in Giovanni, cito Maggioni (I Vangeli – CE – 1591):

«In Gv 14,27 Gesù lascia ai suoi discepoli la sua pace. È una pace “diversa”.

Il saluto di pace sulle labbra di Gesù non è soltanto un augurio, ma una parola che salva, che va alla radice, là dove sta l’origine della vera pace (o l’origine del male). La pace di Gesù nasce dalla vittoria sul peccato e sulle sue conseguenze. È una pace che sconvolge la pace mondana, fondata invece sul peccato, sulla connivenza.

Mentre i sinottici parlano di pace in contesti diversi, Giovanni ne parla solo nel contesto della passione e della risurrezione: “le ultime parole prima della passione e le prime dopo la risurrezione”. Non si tratta solo di un augurio di pace, ma di un vero dono della pace. La sua pace è legata alla sua presenza. Non sta nell’assen­za della croce, ma nella certezza della vittoria!

La pace dì Cristo è il contrario della paura. Pace e gioia sono il dono di Cristo risorto, ma sono anche le condizioni per riconoscerlo. Pace e gioia sono donate unicamente all’uomo che ha infranto l’attaccamento a se stesso: la pace e la gioia nascono nella libertà, nella verità, nel dono di sé».

I gesti e le parole di Gesù hanno lo scopo di convincerli della risurrezione e dare loro una piena comprensione delle Scritture.

Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

La prima lettura è un altro esempio di kèrigma cristiano. Vi avevo illustrato questo termine nel commento a Pasqua. Quello era stato pronunciato nella casa del centurione Cornelio; questo nel tempio, dopo che Pietro insieme a Giovanni aveva dato la guarigione ad uno storpio.

Voi, non certo tutte le singole persone che aveva davanti, ma i rappresentati ufficiali del popolo, avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni.

Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire.

Convertitevi dunque, cioè cambiate il vostro modo di pensare, e di conseguenza cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati.

Dalla morte di Gesù possiamo ottenere la liberazione del peccato.

 

Giovanni, nella seconda lettura, riprende questo tema.

Se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito (un avvocato) presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto.

In poche righe abbiamo sentito quattro o cinque volte la parola “peccato”. È una parola fuori moda? Probabilmente sì, ma a torto, io credo, perché di peccati se ne fanno tanti, a tutti i livelli. Altre volte ho cercato di farvi notare che la liberazione dal peccato è un fatto di eccezionale importanza, perché il peccato, nel linguaggio biblico, viene presentato come una forza malefica che ci impedisce di essere pienamente uomini e pienamente donne.

Questo l’aspetto negativo, la liberazione dal male, ma Giovanni va oltre.

E andiamo oltre anche noi. Eliminata questa forza malefica grazie al sacrificio di Gesù, noi possiamo espandere pienamente tutte le nostre potenzialità umane, diventiamo pienamente uomini e pienamente donne, ma non basta, c’è molto di più: entriamo in comunione con Dio, per usare un’espressione di Giovanni, diventiamo cioè figli di Dio.

Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti.

Chi osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.

Ecco il risultato finale dell’accogliere la parola di Gesù: vivere nell’amore.

Ma non si tratta di amore affettivo, sentimentale, ma di amore effettivo,      che opera, che condivide, che si sacrifica quando occorre.

 

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